Caro Paolo B.,
questa lettera comincia con una storia. Una storia che ti voglio raccontare e che non so nemmeno io quanto tempo fa cominci. Ti voglio raccontare di una ragazzetta; non come quella "di periferia" che intona una cantante di cui non mi viene il nome. Io credo che tu la conosca; forse ne hai sentito parlare, ma ci sono tante cose di lei che non sai. Quando lei mi ha raccontato questa storia, mi ha chiesto di non farne parola con nessuno, o al massimo con qualcuno di cui mi fidassi ciecamente. Io non ho potuto che pensare a te, rendendoti custode di qualche cosa che per me è importante. Bhè... prendi questa storia per quella che è, sapendo che la sua protagonista esiste davvero, che è reale come il fumo di quella sigaretta che dici sempre che è l'ultima, ma che invece è sempre la sorella maggiore di quella che verrà poi. Battezzata ancora ultima; perla invece di una lunga serie.
"Occhi cangianti quelli di lei. Verdi, quando l'emozione ha la meglio sul controllo del cuore. Marroni, quando un velo di tristezza scende inesorabile, come il tuono dopo il lampo. Pelle chiara quella del viso, che non appena un raggio di sole la sfiora si ricopre di piccole lentiggini, compagne di estati e a volte di scottature inevitabili. Mani bianche e piccole, a lungo trascurate; ora dita lunghe e affusolate; un diario lungo due anni per riuscire a smettere di mangiucchiare le unghie, che ora crescono forti e salde.
Un amore forte e timido per la musica, che non le fa suonare la chitarra se ad ascoltarla c'è anche solo una persona; che non la fa cantare in pubblico, anche se poi l'ironia della sorte vuole che le affidino un ruolo da protagonista proprio in uno spettacolo musicale. Lei. Che ha sempre avuto la fortuna di andare bene a scuola anche e soprattutto senza ammazzarsi di studio, ma che al contrario delle sue amiche e compagne di classe non era certo una bellezza. Ma non perchè la natura non l'avesse dotata: semplicemente perchè quando tutte le altre ragazze pensavano alla minigonna da mettere, o al lucidalabbra che meglio si sposasse con l'incarnato, lei si domandava se non fosse una cosa importante che una pecora, su un pianeta chiamato B612, avesse o meno mangiato un fiore. Lei.
Che per provare un'emozione forte si scopriva a camminare verso quella discesa, che per tanto tempo aveva segnato pomeriggi interi a casa di un'amica, senza domandarsi mai chi abitasse esattamente di fronte. Poi un giorno... Ha visto uscire, dal numero 28, due occhi verdi cangianti come i suoi, ed ha capito che da quel momento la sua vita non sarebbe stata più la stessa.
Lei. Che di quegli occhi verdi, cangianti come i suoi, non si è mai innamorata, stupendosi anche di questo, e potendo così testimoniare a favore di quel detto che recita che può esistere l'amicizia fra un ragazzo e una ragazza. E fra quei due, quella lei e quel lui accomunati da medesime screziature, nacque un'amicizia bella. Speciale. Diversa. Costellata di molti più silenzi che di parole. Ma anche di tramonti, di partenze, di musica, di lacrime. Di abbracci e ancora di silenzi. Lei ci si perde ancora in quegli occhi, quando ha bisogno di ritrovare la pace, la calma, quando ha bisogno di essere capita, di essere accolta o semplicemente di non essere giudicata. E ci passa ancora sotto quella casa, per quella strada fatta sempre in discesa, sperando che il portone si apra all'improvviso e il mondo torni a colorarsi di tinte forti.
E' passato tanto tempo da allora. Da quando queste cose accadevano. Ma lei è quello che è oggi grazie anche e soprattutto a quei momenti. Qualcuno dice che sia forte e fragile come un fiore. Qualcuno che è una stronza, perchè spesso quando passa non saluta. Passa, vero, ma quasi sempre con gli occhi bassi perchè desidera quasi sparire, essere un'osservatrice inosservata. Qualcun altro ancora dice che sia un pò strega e un pò telepatica, perchè arriva sempre un attimo prima degli altri, come riuscisse a mettersi in contatto con l'altrui sentire. Questo lo ha imparato da lui, da Occhi Cangianti. Lo ha imparato guardando un tramonto nel posto più sperduto del mondo, dove non arriva nemmeno la televisione ma che, strano a dirsi, è solo ad un'ora dalla grande città dove lei è nata e cresciuta. Nel cuore porta ancora quella cima innevata, quel cielo rosa, porpora, oro, azzurro, notte. Quella bellezza da togliere il fiato, ma che se condivisa in due allora diviene Paradiso.
Cissà che sta facendo adesso lei. Magari è fuori con gli amici, è al cinema, oppure in un bar. Oppure è dentro al letto, davanti ad un portatile, con una maglia rossa a maniche lunghe che forse ha la sua stessa età, a scrivere, e scrivere e scrivere.... Ma si porta ancora dentro quel pezzo di Paradiso, quei silenzi, quella musica, quelle lacrime, quegli abbracci, quelle emozioni così forti che fanno esplodere le farfalle nello stomaco in una danza aerea di mille ali colorate. Perchè ovunque sia, con chiunque sia, Occhi Screziati fa parte di lei. E non c'è niente che valga di più, come canta una cantante romana, di cui questa volta si ricorda il nome".