Mi sono laureata ormai quattro anni fa, e non posso dire di essere stata una assidua frequentatrice dell'università. Il primo giorno che ho messo piede dentro alla mia facoltà, ho giurato a me stessa che ci avrei messo il minor tempo possibile ad uscire fuori di lì, e sono stata di parola, devo dire. Mi sono laureata in lettere, indirizzo storico religioso, alla prima sessione utile del quarto anno accademico, nonostante avessi finito gli esami quasi un anno prima. Ho frequentato pochi corsi di laurea, giusto quelli che, un pò per interesse, un pò per dovere, non potevo proprio saltare. Un esempio? Geografia, che di solito era alle due e mezza, gisuto dopo pranzo, per dare al tutto una vaga sensazione di abbiocco. Ho dovuto frequentarlo per forza, poichè altrimenti starei ancora sostenendo la parte relativa alla cartografia: in quel caso ho portato la pianta di Santa Maria Capua Vetere. Che ricordi... Letteratura Latina e Storia Medievale, i miei due esami incubo. Un sudatissimo 25 nel primo, al cui appello d'esame ci siamo presentati in 6 e solo 4 sono stati interrogati il primo giorno. Penso sia il voto più sudato e sognato di tutta la mia carriera universitaria. Ancora mi ricordo, dopo avere sostenuto l'esame e prima di conoscere il voto d'esame, un tipo fuori dalla porta mi fa "bhè... non so se ti promuoveranno... Insomma, quella domanda non è che l'hai proprio esaurita... Se fossi in loro non ti promuoverei". Era giugno, ma io avevo freddo. Quando il prof. Gamberale ha pronunciato quel 25 e mi ha chiesto se accettavo, non solo ho firmato il verbalino di corsa, ma ho guardato il tipo fuori dalla porta e gli ho detto: "bhè... Gamberale non la pensa come te. In bocca al lupo per domani".
Storia medievale è stato il vero incubo degli incubi: il corso l'ho seguito due volte, ma ci ho messo un anno e mezzo a dare l'esame, perchè ero letteralmente terrorizzata. Ho sempre odiato la storia, in particolare quella medievale... Dico solo che all'esame mi ci ha iscritta il professore (eh va bene... Ho preso 28). Ma il corso migliore che in vita mia ho seguito è quello poi in cui mi sono laureata: "Storia del Cristianesimo". Lo seguivamo in meno di dieci persone, e siccome il professore era un sacerdote, il corso era alle 8 e mezza del mattino. Un trauma. Ma mi sono divertita. Ed ecco che oggi, andando al supermercato per pranzo, mi è tornato alla mente un particolare al quale non avevo mai più pensato da anni.
Il momento più particolare di quell'anno, oltre al bellissimo corso, era la pausa caffè. Il caffè della macchinetta di Lettere alla Sapienza non è proprio il massimo, ma è una bomba per tenerti sveglio. La mia colazione (che ancora non facevo al bar perchè c'era troppa gente) era fatta da questo fantastico caffè e dalla bustina del distributore dei Krumiri Bistefani (i miei biscotti preferiti). Freddi, tre di numero, a volte semplici, a volte con le gocce di cioccolato. Era la nota dolce per affrontare la giornata. Era il momento dello scambio di chiacchiere e dell'sms al mio fidanzato di allora. Era il momento in cui anche l'università mi pareva un posto migliore. Era il momento in cui, io scricciolo di 151 cm e viso da quattordicenne, mi sentivo grande. Che prendere il caffè alla macchinetta mi faceva sempre pensare di essere grande.
Oggi, dopo tanto tempo, ho mangiato un krumiro bistefani con le gocce di cioccolato. Ed è stato bellissimo sentirmi di nuovo piccola.